Il Canto dei Grilli che Toglie i Pensieri

Il Libro - Prefazione



Poesia

“No’ ‘a sta in paròe, figure o silogismi,

no’ in quéo che vedo fora, ma che sento:

dipende da che ociài che meto intorno,

che i cambia in base a quéo che provo rento”.

 

Come può la poesia stimolare sentimenti ed emozioni sempre nuove e sorprendenti?

La risposta in questo libro la dà Sergio donandoci non semplici parole ma profondo sentire.

Lo sguardo attento e a volte religioso posto sulla realtà e il suo divenire, ci conduce in queste pagine a riappropriarci di suoni, colori, profumi che convengono al cuore dell’uomo.

Arrivano all’anima queste parole e all’anima ricordano cosa vada assaporato nella vita: un silenzio, un

tramonto o una timorosa margherita.

Con le proprie riflessioni l’autore transita il muro

dell’ ipocrisia e del perbenismo interrogandosi, a volte col sorriso, riguardo il progresso, internet e persino

i ruoli assunti da uomini e donne nel gioco di coppia.

Se queste poesie muovono l’interesse, la curiosità, il piacere e la tenerezza di un mondo che appartiene ad ognuno di noi, allora, leggiamole, piano, una alla volta, lasciando che ridestino le nostre stesse emozioni per ritrovarsi ad ascoltare anche noi “Il Canto dei Grilli che Toglie i Pensieri”.

 

                                                                                                                              Michela Salvato

Alcune poesie presenti all'interno del libro

VAL SALINE

Val Salìne, distesa nel verde,

sotto un cielo d’azzurro cobalto,

son corona di giorno i tuoi colli

e di notte le stelle dall’alto.

 

I tuoi colli dai dolci profili,

sopra i quali ora vola il falchetto,

in quegli anni hanno udito soltanto

il cannone, il mortaio, il moschetto.

 

Col Berretta, che ascolti dal vento

raccontare le storie di eroi,

che a  vent’anni, coi sogni spezzati,

comandati son morti per noi.

 

Col Moschìn, Col Caprìle, Asolòne,

nomi entrati nei libri  di storia:

son cent’anni, ma quante ferite

lungo i fianchi ne fanno memoria.

 

E ad oriente, coperto da nubi,

s’erge il Grappa su tutti sovrano,

dalla vetta la Vergine ancora

sta materna a guardare sul piano.

 

Oggi tu, Val Salìne, ti desti

nel tripudio di strida e di canti,

la rugiada sull’erba è di perle

quando il sole ti sorge davanti.

 

Poi riprende il lavoro nei prati

per tagliare e raccogliere il fieno,

senti il ferro che batte la falce,

vedi l’erba coprire il terreno.

Quando infine la sera discende,

ed il buio diventa più fondo,

spenta l’eco dell’ultimo strido,

questo è il posto più in pace del mondo.

 

E di notte soltanto la luna

sta a spiare, tendendo l’orecchio,

quella luna che pare s’arresti

sopra il dorso del Colle del Vecchio.

 

Ogni volta che torno a vederti

di restar sento in me quasi un grido:

è il ricordo degli anni innocenti,

è il calore del primo tuo nido.

 

Quando nasci in un posto che sia,

non importa qual è il suo colore,

il sigillo si imprime da dentro

e ti resta per sempre nel cuore.

 

Ora so perché sogni e speranze

anche al buio non m’hanno lasciato:

porto in me quell’azzurro infinito

e il profumo del fieno tagliato,

 

porto il magico verde dei prati,

il frinire dei grilli e cicale,

sento il vento fischiare sui colli

e il fragore che fa il temporale.

 

Con la forza di tanti ricordi

ho percorso sereno la via,

e per questo ti lascio i miei versi

che non  osano dirsi poesia.

Val Saline o, più esattamente, Val delle Saline è il nome in italiano di Val de’ ‘e Saìne.

Questa poesia è l’omaggio che l’autore tributa alla sua valle.

CHIESA DI S. GIOVANNI

 

Ti ritrovo fra i primi ricordi

col profumo d’incenso e di cera,

sento ancora le voci assonnate

delle donne al mattino in preghiera,

e continuo a serbare in me l’eco

e i rintocchi di quella campana

che all’aurora chiamava i malghesi,

bianca e piccola chiesa montana.

 

Dietro ad essi per viottoli antichi

camminavo seguendone il passo,

avéan mani con calli di ferro

e le facce scolpite nel sasso,

sulle spalle la sorte indivisa

di una vita non facile o piana,

pellegrini di attese e speranze,

bianca e piccola chiesa montana.

 

Non so più la misura del tempo

ogni volta trascorso nel viaggio:

si partiva la notte nel buio

e per ore restavi un miraggio,

poi a un tratto apparivi davanti

come un gioco di fata morgana

sotto un cielo infinito di voli,

bianca e piccola chiesa montana.

 

E anche adesso che lunghi sentieri

ho percorso per quasi una vita

e nel cuore con lieti ricordi

porto il segno di qualche ferita,

mi sorprendo talvolta a pensarti

e odo il suono di quella campana

che si spande festoso sui colli,

bianca e piccola chiesa montana.

LA GOCCIA D'ACQUA

 

Cos’è una goccia d’acqua tutta sola?

Può essere una stilla di sudore,

la lacrima che segna una parola,

la perla di rugiada sopra un fiore.

 

Può esser cento cose, oppur nessuna, ma sempre c’è una storia dietro ad essa che unisce il cielo con la terra bruna, ed è l’essenza della vita stessa.

 

Talvolta, benedetta come un nume,

dai monti nasce cristallina e pura,

si unisce ad altre e altre e fanno un fiume per dissetare tutta la pianura.

 

E se nel suo perpetuo andare e vago s’immette in valle chiusa che la serra, allora si riposa e forma un lago per rispecchiare il cielo sulla terra.

 

E quando finalmente arriva al mare

si chiude appena un altro girotondo, e poi riprende il suo pellegrinare che la riporta ancora per il mondo.

Chiesa sui Colli Alti,  località  del Grappa, costruita nel 1737.  Alt. 1300 m.

Ricostruita com’è oggi nel 1914.

E’ la prima  chiesa frequentata dall’autore. Per arrivarci alla domenica  erano necessarie circa tre ore di cammino. L’unica messa veniva  celebrata  alle sette del mattino.

E allora , per potersi comunicare, era necessario essere digiuni dalla mezzanotte.

COSSIENSA

 

Co’ ti te ghé oto ani,

sentà so’ on sasso tondo,

te si el paròn del mondo

e te sé tuto ti.

 

E fin a vinti ani

te vé col muso duro,

parché te sì sicuro

de avér ‘e to’ rasòn.

 

Ma quando te te sposi,

te fa capir so’ on mese

de non avér pretese,

parché èa ‘a sa pì de ti.

 

E fin che i tosi i cresse

i te ricorda spesso

che ‘a to’ rassiòn de fesso

nessùni te ‘a pol tòr.

 

Cossì, ‘na volta griso,

te ameti finalmente

de no’ capìrghe gnente,

e de essere on cojòn.

I POETI

 

I poeti sono strani:

un po’ artisti, un po’ indovini,

un po’ saggi e un pò cialtroni,

un po’ vecchi e un po’ bambini.

 

Ma i poeti posson fare,

come sanno solo loro,

che anche i sogni più nascosti

sian splendenti come l’oro.

 

E’ che in cuore essi hanno le ali

per volare fino al sole,

e conoscono il segreto

di giocar con le parole.

 

Le parole sono fate

misteriose ed innocenti,

che trasmettono i pensieri,

le opinioni e i sentimenti,

 

ma han bisogno dei poeti,

che ora in fila ed ora sole,

sanno l’arte di disporre

sopra un foglio le parole.

 

E con esse poi inventare,

con il cuore e con la mente,

storie nuove e storie antiche

per la gioia della gente.

 

E a sentirle raccontare

anche i grandi sono lieti,

ma le ascoltano i bambini

perché simili ai poeti.

 

INVERNO

 

Stanotte la  rugiada

si è posata sui rami,

e  il gelo ha intrecciato

corone di cristallo

'A LUNA

 

On dì Gesù Bambino,

che el gheva xugà fora,

no’ ‘l se gà reso conto

che fusse passà l’ora.

 

E l’è ritornà a casa,

de corsa col fià corto,

scusàrse co’ so’ mama

che no’ ‘l se gera incorto.

 

El gà vardà i cartoni

e po’ l’è andato a nana,

no’ sensa ‘na caressa

e on baso de so’ mama.

 

Ma invésse de dormire,

parché el gavéa paura,

el gà tacà a tremare

pa’ ‘a note massa scura;

 

e so’ papà nel cièo

gà fato ‘na magìa,

el gà picà la luna

pa’ farghe compagnia.

 

al mio nipotino Pietro

Ad Andrea Alessio che ha ancora nel cuore e negli occhi lo stupore e l’incanto che possiedono solo i bambini… e i poeti qualche volta.

Contatti Rapidi

Sergio G. Mocellin 2017

 

+39 339 293 8537

 

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Il Libro - Prefazione



Poesia

“No’ ‘a sta in paròe, figure o silogismi,

no’ in quéo che vedo fora, ma che sento:

dipende da che ociài che meto intorno,

che i cambia in base a quéo che provo rento”.

 

Come può la poesia stimolare sentimenti ed emozioni sempre nuove e sorprendenti?

La risposta in questo libro la dà Sergio donandoci non semplici parole ma profondo sentire.

Lo sguardo attento e a volte religioso posto sulla realtà e il suo divenire, ci conduce in queste pagine a riappropriarci di suoni, colori, profumi che convengono al cuore dell’uomo.

Arrivano all’anima queste parole e all’anima ricordano cosa vada assaporato nella vita: un silenzio, un

tramonto o una timorosa margherita.

Con le proprie riflessioni l’autore transita il muro

dell’ ipocrisia e del perbenismo interrogandosi, a volte col sorriso, riguardo il progresso, internet e persino

i ruoli assunti da uomini e donne nel gioco di coppia.

Se queste poesie muovono l’interesse, la curiosità, il piacere e la tenerezza di un mondo che appartiene ad ognuno di noi, allora, leggiamole, piano, una alla volta, lasciando che ridestino le nostre stesse emozioni per ritrovarsi ad ascoltare anche noi “Il Canto dei Grilli che Toglie i Pensieri”.

 

                                                                                                                              Michela Salvato